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Aritmetica: Divisione

Sommario:

+ Contare
+ Sistemi di numerazione
+ Addizione e Sottrazione
+ Moltiplicazione
– Divisione
      L'uomo primitivo
      L'antico Egitto
      I Babilonesi"
      I numero Romani: l'Abaco
      I "Bastoncini di Nepero"
      I Numeri Razionali
      Numeri Decimali Periodici
      La Frazione Generatrice
      Curiosità storiche
+ Radice Quadrata
+ Elevamento a potenza
+ Logaritmi
+ Il Regolo Calcolatore

L'uomo primitivo

Fra i nostri antichissimi progenitori sicuramente abbiamo avuto qualche uomo primitivo dedito alla caccia e alla raccolta. Il quale, trovandosi sotto a un melo e avendo raccolto sette mele belle mature, se ne torna a casa tutto contento.

A casa ci sono moglie e figlia, per cui bisogna fare le parti, anche se è probabile che l’uomo le abbia mangiate tutte lui, dandone forse solo una a ciascuna delle sue donne. Ma ammettiamo che l’uomo fosse equo: non avrà certo detto:
Ecco, donne: tenete ciascuna le vostre due virgola tre periodico mele!
Avrà semplicemente dato loro due mele e un terzo. In questo senso avrebbe certamente ragionato con i numeri naturali: due mele (numero naturale) e un (sempre numero naturale) terzo di mela: le parti di mela (terzi) le avrebbe considerate come unità di pezzi di mela.     

L'antico Egitto

Spostiamoci nell'antico Egitto. Per il pranzo della domenica in famiglia, la cuoca ha preparato una torta da dividere fra babbo, mamma e tre figli. La torta viene presentata in tavola già divisa in cinque fette, ma la figlia maggiore è a dieta, e il figlio minore si impossessa immediatamente della fetta in più. Domanda: quanta torta ha mangiato il figlio minore?

La risposta ovvia sarebbe "due quinti", ma per l’antico egizio non era così. Il valore trovato di 2/5 avrebbe avuto bisogno, per un egizio antico, di un’ulteriore "semplificazione": per loro una frazione aveva significato solo se al numeratore c’era il numero uno. Quindi:

FrazioniEgizie1

Papiro di Rhind

In questo papiro, datato circa 1700 a.C., che ne ricopia un altro precedente di altri 100 anni, c’è una tabella di conversione di tutte le frazioni del tipo 2/N in somme di frazioni unitarie; e questo per tutti i numeri N dispari compresi fra 5 e 101. Faccio un paio di esempi:

FrazioniEgizie2

FrazioniEgizie3

Contenti loro. Certo, fossi andato io a scuola a quei tempi credo che mi sarei buscato un 2 meno meno, perché avrei detto semplicemente che:

FrazioniEgizie4     

I Babilonesi

Contemporanei agli Egizi, i Babilonesi risolsero alcuni problemi in un modo tanto geniale che ne approfittiamo ancora oggi. Qualsiasi calcolo frazionario veniva fatto non con l’unità al numeratore, ma con il numero 60 al denominatore (per esempio la torta egiziana sarebbe stata divisa in 60 parti: 12 parti ciascuno; ma siccome il figlio minore ne mangia due parti, a lui toccano 24/60 di torta).

In una tavoletta babilonese contemporanea al papiro egizio di cui sopra, c’è una tabella di conversione per il calcolo dei reciproci (ovvero, dato un numero N, calcolare il valore di 1/N). Alcuni esempi:

FrazioniBabilonesi1

in cui alla destra dell'uguale è indicato il numero di “sessantesimi”. Occhio all’ultima frazione a destra: cosa significa 7,5? I decimali non potevano esistere… quindi i babilonesi si sono inventati una seconda “cifra” decimale. Il risultato veniva scritto:

FrazioniBabilonesi2

in cui il 7 sta per sette sessantesimi, il 30 per trenta sessantesimi di sessantesimo, cioè:

FrazioniBabilonesi3

Come ho spiegato qui, il sistema di numerazione babilonese prevedeva un gruppo di simboli per la numerazione da 1 a 60; in più fu inventato anche lo zero. I numeri venivano scritti con più "cifre", prelevando sempre dallo stesso gruppo di simboli. In altre parole, erano in grado di scrivere numeri di quante cifre volessero, utilizzando sempre gli stessi simboli. Per esempio il numero 253,125 per i babilonesi si sarebbe scritto 4 13 7 30:

FrazioniBabilonesi4

L’unica cosa che non avevano introdotto nel loro sistema di numerazione era un metodo chiaro per definire dove andasse messa la virgola decimale. Infatti il numero sopra potrebbe essere interpretato come 4, 13 7 30 oppure 4 13, 7 30 oppure 4 13 7, 30 oppure anche come un numero intero, senza "cifre" decimali (c'è da dire che la convenzione di usare la virgola decimale è una conquista della fine del XVI secolo...). Insomma la posizione della virgola andava capita dal testo in cui era scritto il numero.

Troppo complicato? Veramente è proprio ciò che facciamo noi tutti i giorni, ma utilizzando il 10 invece del 60. Esempio:

FrazioniBabilonesi5

Utilizzare il 60 invece del nostro 10 credo che fosse solo questione di abitudine. Certo è che i babilonesi trovavano molti meno numeri periodici di noi: per noi già un semplice 1/3 vale 0,3 periodico; per loro valeva 0,20 (nel senso di 20 sessantesimi).

Qualche curiosità aggiuntiva: il sistema sessagesimale (così si chiama il sistema di numerazione in base 60) viene utilizzato ancora oggi nella misura del tempo (un’ora che vale 60 minuti, che valgono 60 secondi) e nella misura degli angoli (1 grado che vale 60 primi, che valgono 60 secondi).     

I numero Romani: l'Abaco

Ho già spiegato qui come ci si facevano le moltiplicazioni con l'abaco: ora è il turno delle divisioni.

Ammettiamo di voler dividere 256432 : 723. In relativamente pochi passaggi, e senza l'ausilio né di carta né di penna, si giunge velocemente al risultato. È il metodo usato anche quando l'unico sistema di numerazione diffuso in Europa era quello dei numeri romani... certo non ci sarebbe modo di calcolare con carta e penna una divisione espressa in questo modo:
______
CCLVIMCCCCXXXII : DCCXXIII

Quindi cominciamo da una parte. Nelle foto che seguono faccio vedere per chiarezza, passo per passo, il procedimento numerico; indico in blu le cifre importanti di ciascun passaggio, e le frecce accanto al pallottoliere indicano le righe sulle quale si sta operando.

Intanto riportiamo il dividendo sul pallottoliere, come mostrato nella figura di sinistra. Siccome l'operazione va eseguita per differenze successive, dobbiamo fare una prima sottrazione del divisore dalle cifre più significative del dividendo: allora occorre prendere in considerazione le prime quattro cifre, dato che altrimenti 723 sarebbe superiore a 256. A destra vediamo che sto sottraendo il 3 (cifra delle unità del divisore) dal 4 (cifra meno significativa del gruppo di 4 cifre):

PallDiv1

Proseguiamo sottraendo il 2 dal 5 (a sinistra) e il 7... dal 25: intanto aggiorno il pallottoliere mettendo 8 pallini, poi...

PallDiv2

... faccio il riporto sulla cifra più significativa, che da 2 diventa 1 (a sinistra). Alla fine (a destra) sposto un pallino nella riga in alto, come promemoria del fatto che ho fatto la prima sottrazione:

PallDiv3

Con lo stesso procedimento vado avanti con le sottrazioni; vediamo che nella riga in alto i pallini spostati diventano prima 2 e poi 3:

PallDiv4

A questo punto abbiamo finito con questa serie di sottrazioni, perché l'ultimo resto (395) è minore del divisore (723): allora la cifra più significativa del quoziente sarà un 3.

Ora "caliamo" il 6 dal dividendo (immagine a sinistra) e cominciamo con le sottrazioni da questo nuovo numero di 4 cifre; a destra si vede già il primo risultato, con il pallino spostato a destra nella seconda riga dall'alto:

PallDiv5

Proseguiamo allo stesso modo...

PallDiv6

PallDiv7

fino ad ottenere un resto minore del divisore, in questo caso 341. La seconda cifra del quoziente è quindi un 5.

È il momento di "calare" l'ultima cifra del dividendo, il 2, e continuare con le sottrazioni:

PallDiv8

PallDiv9

e finalmente esauriamo i calcoli da fare: nell'immagine di destra si vede chiaramente come la mia divisione dà come risultato 534, mentre il resto è 520:

PallDiv10

Per secoli questo è stato l'unico modo di calcolare divisioni. Non ha importanza se si usassero numeri romani o decimali: una volta trascritto il dividendo sul pallottoliere, tutti i calcoli venivano fatti solo sui pallini; il risultato finale poteva poi essere trascritto indifferentemente in numeri romani o decimali.     

I "Bastoncini di Nepero"

Vediamo invece come si potrebbe fare la stessa divisione con i bastoncini di Nepero (di qui ho già parlato qui, a proposito della moltiplicazione).

Si parte disponendo i bastoncini in modo da comporre il divisore con le cifre in alto (in questo caso, 723). Come ho già spiegato sopra, le cifre da gestire inizialmente del dividendo sono le prime quattro:

NeperoC1 NeperoC2

Con i bastoncini di Nepero è facile vedere qual è il più grande multiplo di 723 che sia inferiore a 2564: questo multiplo è 3 x 723, in quanto 4 x 723 darebbe 2892, troppo grande. Allora trascrivo il 3 e il prodotto di 3 x 723, poi calcolo la differenza (in basso a destra); infine "calo" la cifra successiva del dividendo:

NeperoC3 NeperoC4

Ora ripeto il procedimento: il più grande multiplo di 723 che sia inferiore a 3956 è 5 x 723, in quanto 6 x 723 darebbe 4338, troppo grande. Allora trascrivo il 5 e il prodotto di 5 x 723, poi calcolo la differenza (in basso a destra); infine "calo" l'ultima cifra del dividendo:

NeperoC5 NeperoC6

Ripeto per l'ultima volta il procedimento: l'ultima cifra del quoziente è 4; a destra il risultato: quoziente 534, resto 520.

NeperoC7 NeperoC8

Quelli che ho descritto qui sopra sono stati i più diffusi mezzi "meccanici" per fare i calcoli aritmetici prima dell'invenzione delle macchine meccaniche. Lo sviluppo delle calcolatrici meccaniche è iniziato con Pascal ed è finito solo qualche decennio fa, con l'introduzione sul mercato delle prime calcolatrici elettroniche.     

I Numeri Razionali

L'aritmetica è nata storicamente per svolgere calcoli sui numeri naturali (numeri interi positivi, senza lo zero). Qualsiasi operazione di somma e moltiplicazione su tali numeri dà sempre come risultato un numero naturale: si dice infatti che il sistema dei numeri naturali "è chiuso" rispetto alle operazioni di somma e moltiplicazione.

La sottrazione invece può dare come risultato sia numeri negativi che lo zero: ecco comparire una nuova classe di numeri, quella dei "numeri interi relativi", o semplicemente dei "numeri interi", costituiti da tutti i numeri interi positivi, negativi e lo zero. Una volta introdotto questo nuovo sistema di numeri, si può dimostrare che esso è "chiuso" rispetto a alle operazioni di somma, sottrazione e moltiplicazione; queste operazioni, se fatte su numeri interi, possono dare come risultato solo altri numeri interi.

Negli esempi mostrati più sopra abbiamo calcolato divisioni fra numeri naturali che hanno dato un quoziente, ma anche un resto. Cosa significa questo resto che "avanza"? Che la divisione non è finita, ma potrebbe andare avanti alla ricerca delle cifre "decimali" dopo la virgola. La divisione quindi dà luogo a una nuova classe di numeri: i "numeri razionali".

I numeri razionali sono quelli che si ottengono dalla divisione o rapporto tra due numeri naturali (il termine "razionale" deriva dal latino "ratio", proprio nel suo significato di rapporto). Ogni numero razionale è il risultato di una divisione a / b in cui a è il numeratore e b il denominatore; b deve ovviamente essere diverso da zero, mentre se abbiamo b = 1 il risultato è un numero intero: i numeri interi (naturali) sono quindi un sottoinsieme dei numeri razionali. Analogamente a quanto fatto per i numeri interi, si può dimostrare che il sistema dei numeri razionali è chiuso rispetto a tutte e quattro le operazioni aritmetiche (mi fermo qui... perché di categorie di numeri ce ne sarebbero diverse altre!)

Il risultato di una divisione fra numeri interi può dare un numero intero (se il dividendo è multiplo del divisore) oppure altri due tipi di risultato:

— un numero decimale limitato (con un numero finito di cifre dopo la virgola)

— un numero decimale illimitato (numero infinito di cifre dopo la virgola)

Il tipo di risultato dipende dal divisore. Se una frazione ridotta ai minimi termini presenta al denominatore un numero composto solo dai fattori primi 2 e 5, il quoziente sarà un numero decimale limitato (questo dipende dal fatto che il numero 10, alla base della numerazione decimale, è divisibile sia per 2 che per 5); se invece il denominatore comprende altri fattori primi diversi da 2 e da 5, il risultato sarà un numero decimale periodico.

A questo proposito, voglio ora dimostrare due cose che ci hanno spiegato a scuola, e di cui forse non tutti sanno la spiegazione:

1 — Divisione fra numeri interi: se il risultato decimale è illimitato, è sempre periodico.

2 — A ogni numero decimale periodico può essere associata una frazione generatrice, ovvero quel rapporto fra numeri interi la cui divisione dà il numero periodico dato.     

Numeri Decimali Periodici

Vediamo il primo punto. Una volta fatta una divisione, se il resto è zero il quoziente è un numero intero e la divisione finisce qui. Altrimenti si può continuare il calcolo "calando" gli zeri, che ci consentono di trovare le cifre dopo la virgola. Anche qui, appena ottengo un resto uguale a zero il calcolo finisce. Facciamo un esempio con la divisione 13 : 40

Divisione1

Vediamo il calcolo di questa divisione riga per riga: nella riga A imposto la divisione; dato che il divisore è maggiore del dividendo, nella riga B scrivo lo "zero virgola" e nella C calo uno zero. Il 40 nel 130 ci sta tre volte, infatti nella riga D aggiungo la cifra 3 al quoziente e scrivo il 3 x 40 = 120. Nella riga E calcolo la differenza e calo un altro zero; proseguo così fino alla riga I: il resto zero pone fine alla divizione, il cui quoziente è 0,325.

Facciamo ora la divisione 1/6

Divisione2

Anche in questo caso nella riga A imposto la divisione, nella B scrivo lo "zero virgola" e nella C calo uno zero. Il 6 nel 10 ci sta una volta: nella riga D aggiungo la cifra 1 al quoziente e scrivo il 6 x 1 = 6. Nella riga E calcolo la differenza e calo un altro zero; il 6 nel 40 ci sta 6 volte quindi aggiungo il 6 al quoziente, trascrivo il 6 x 6 = 36 e calcolo la differenza. La riga G riporta lo stesso resto che c'era al passaggio precedente (riga E): questo vuol dire che da ora in poi il procedimento si ripeterà all'infinito, così come si aggiungeranno all'infinito anche i 6 nel quoziente. Il quoziente infatti è 0,16, con il 6 periodico.

Finora abbiamo visto due casi: una divisione in cui a un certo punto il resto si azzera, e un'altra in cui il resto si ripete invariato, all'infinito. Ma quanti sono i diversi resti che posso ottenere mentre sto calcolando le cifre dopo la virgola? Ebbene: sono resti possibili tutti i numeri compresi fra uno e il valore del divisore diminuito di 1. Esempio: se il divisore è 7, i resti possibili sono solo 1, 2, 3, 4, 5 o 6. Allora è chiaro che prima o poi capiterà per forza di imbattersi in un resto già ottenuto in precedenza. Vediamo ora proprio la divisione 1 : 7

Divisione3

Concentriamoci sui resti: il primo che trovo (riga C) è un 1; poi (riga E) un 3, poi 2, 6, 4, 5 e infine (riga O) di nuovo un 1. Chiaramente da questo nuovo 1 riparte una sequenza identica a quella che ho appena descritto, e che si ripeterà all'infinito: quindi il quoziente ha un periodo di 6 cifre.

Ricapitolando: i quozienti possono essere interi, decimali limitati o illimitati; in quest'ultimo caso il periodo non può essere costituito da un numero di cifre superiore o uguale al numero indicato dal divisore. Ecco com'è che nessuna divisione potrà mai produrre un quoziente decimale illimitato ma non periodico.     

La frazione generatrice

Vediamo ora alla seconda questione lasciata in sospeso: perché a ogni numero decimale periodico può essere associata una frazione generatrice?

Se ricordate qualcosa dalle medie, ogni numero decimale poteva essere scritto in forma di frazione. Se il numero decimale è limitato come 0.125 basta creare una frazione in cui il numeratore è il numero dato senza la virgola, il denominatore è un 1 seguito da tanti zeri quante le cifre decimali: allora avremmo 125 / 1000 che, ridotto ai minimi termini, fa 1 / 8.

La regola per un numero decimale periodico semplice (come 0,57 con 57 periodico) è: scrivere una frazione in cui al numeratore si riporta il periodo (57) e al denominatore un numero composto da tanti 9 quante le cifre del periodo (99). Insomma la frazione generatrice di 0,57 periodico è 57 / 99: vediamo perché.

È semplice vedere che le divisioni 1 / 9, 1 / 99, 1 / 999 eccetera danno luogo a quozienti di questo tipo:

FrazGen1

Calcolare 57 / 99 significa moltiplicare 57 per il reciproco di 99, quindi 57 per 0,01 con 01 periodico. Ecco qui il calcolo:

FrazGen2

Da quanto sopra si vece che 57 x 0,01 periodico, che è come dire 57 / 99, dà proprio 0,57 periodico!

Per adesso mi basta "svelare" da dove saltano fuori quei 9 al denominatore della frazione generatrice; ma le cose si complicano un po' se ci troviamo davanti numeri con parte intera diversa da zero e/o antiperiodo (es. 12,425555... dove solo il 5 è periodico). Se poi la cosa vi interessa, diciamo che... non è impossibile ricavarle da quanto ho spiegato qui sopra!

Un'ultima curiosità: che razza di numero è lo 0,9 periodico? Presto detto:

Frazione generatrice 3

0,9 periodico non è distinguibile dall'unità, quindi sono la stessa cosa!     

Curiosità stiruche

Una curiosità storica. Quand'è che si è cominciato a scrivere numeri decimali, nel senso non di numeri interi in notazione decimale, ma di numeri con cifre decimali dopo la virgola? Il primo a fare questo è stato il belga Simon Stevin o Simone di Bruges (1548-1620), noto anche come Simone Stevino. In una sua opera del 1585 descrive le operazioni aritmetiche su numeri scritti nella notazione decimale (anche se, curiosamente, non accettava l'esistenza di numeri decimali illimitati...). In questa pubblicazione compaiono numeri scritti in questo modo:

Stevino2

Le cifre nei cerchietti indicano le potenze di 10 da mettere al denominatore. Ecco in altre parole cosa rappresentano:

Stevino3

che semplificato è

Stevino4

e in notazione moderna vuol dire:

Stevino1

Il punto (o virgola) decimale è stato usato per la prima volta dal matematico, astronomo e teologo tedesco Bartholomaeus Pitiscus (1561-1613, quello che ha coniato il termine "trigonometria", a partire dal 1595, poi seguito dagli altri matematici come quel Nepero con cui abbiamo già avuto (e avremo ancora) a che fare.     

Prossimo capitolo: Radice Quadrata

Aritmetica: Moltiplicazione

Sommario:

+ Contare
+ Sistemi di numerazione
+ Addizione e Sottrazione
– Moltiplicazione
      Numeri romani
      L'Abaco (o pallottoliere)
      Il metodo di "Prostaferesi"
      I "Bastoncini di Nepero"
+ Divisione
+ Radice Quadrata
+ Elevamento a potenza
+ Logaritmi
+ Il Regolo Calcolatore

La moltiplicazione è un modo semplificato di calcolare una somma di molti termini uguali; è un'operazione che si può fare semplicemente contando (come spiego qui) oppure, appunto, sommando ripetutamente.

La moltiplicazione non dà i problemi della sottrazione, che fa comparire anche lo zero e i numeri negativi: la moltiplicazione di due numeri naturali dà sempre un numero naturale (il sistema dei numeri naturali si dice che è chiuso rispetto alle operazioni di moltiplicazione, come anche di addizione).     

Numeri romani

Un effetto da non sottovalutare con la moltiplicazione è che può facilmente dar luogo a numeri molto grandi; e il vecchio sistema di numerazione come quello dei numeri romani, come faceva a rappresentare numeri superiori a qualche migliaio? Era stata codificata una forma standard di rappresentare i simboli classici dei numeri romani facendo assumere loro un valore mille volte superiore: bastava scrivere una lineetta sopra a ciascun simbolo; in questo modo si potevano raggiungere agevolmente numeri superiori al milione.

Romani1000

Il problema con questi numeri era però... di farci i calcoli. Siamo abituati con il moderno sistema decimale a fare le moltiplicazioni in colonna, ma con i numeri romani questo era impossibile: e infatti si ricorreva ad un mezzo molto diverso, che descrivo qui di seguito. Ammettiamo di voler calcolare il seguente prodotto:
Numeri Romani: Moltiplicazione 1
(in rosso il moltiplicando, in blu il moltiplicatore; a sinistra in numeri decimali, a destra in numeri romani).

Il calcolo inizia impostando due colonne di numeri, in testa alle quali si scrivono il moltiplicando, in rosso qui sotto, e il numero 1, in blu; in grigio, a sinistra e a destra, i valori corrispondenti in notazione decimale:
Numeri Romani: Moltiplicazione 2

Nelle colonne così impostate si vanno aggiungendo numeri sempre doppi rispetto a quelli soprastanti; i calcoli si arrestano solo quando nella colonna di destra, il calcolo successivo darebbe un risultato maggiore rispetto al moltiplicatore (in questo caso, 32 x 2 = 64, maggiore di 41).
Numeri Romani: Moltiplicazione 3
(Nota - Nelle antiche "scuole d'abaco" le operazioni aritmetiche insegnate erano cinque e non quattro: alle classiche somma, sottrazione, moltiplicazione e divisione si aggiungeva proprio il calcolo del raddoppio).

A questo vanno contrassegnate le righe tali che, sommando i valori di destra, si ottiene esattamente il valore del moltiplicatore. In questo caso: 1+8+32 = 41.
Numeri Romani: Moltiplicazione 4

Adesso rimane solo da sommare i corrispondenti valori della colonna di sinistra:
Numeri Romani: Moltiplicazione 5

Eseguendo le somme nelle due colonne si ottengono: a sinistra (in rosso) il prodotto cercato; a destra (in blu) la riprova che le righe scelte sono quelle giuste, in quanto la somma coincide con il moltiplicatore: voilà!

Certo è un sistema piuttosto complicato, che con numeri grandi diventa davvero difficoltoso. Per esempio, il prodotto

DXXXXVIII x CCCLXVII (548 x 367)


___
CCMCXVI                      (201116)

ma per eseguire questo calcolo devo farmi aiutare da un qualche strumento meccanico: eccolo qui di seguito!     

L'Abaco (o pallottoliere)

Pallottoliere

L'abaco, o pallottoliere, era il mezzo più usato per fare di conto; ci si possono fare somme e sottrazioni, moltiplicazioni e persino divisioni: vediamo un po' come si sarebbe potuto svolgere con questo mezzo la moltiplicazione che ho esposto qui sopra. Il metodo è lo stesso sia che si usino numeri decimali o romani: le somme vengono fatte direttamente sul pallottoliere (quindi non occorre trascrivere i risultati intermedi, cosa che con i numeri romani sarebbe faticosissimo); alla fine del calcolo il risultato potrà essere direttamente trascritto in una qualunque delle due notazioni, decimale o romana.

Nelle figure che seguono faccio vedere i vari passaggi; a destra mostro sempre i fattori che si stanno moltiplicando, evidenziando in arancione le cifre coinvolte nel calcolo. A fianco delle righe del pallottoliere indico la somma da fare volta per volta sul pallottoliere stesso.

Quindi comincio con il pallottoliere "azzerato" (tutti i pallini a sinistra) e trascrivo il prodotto delle due cifre delle unità, 8 x 7 = 56.

PallMoltip 1

Come si vede, adesso la riga in basso (unità) indica il valore 6 (pallini spostati a destra); e la seconda riga (decine) indica il valore 5: quindi 5 decine più 6 unità fa 56.

Ora devo aggiungere 4 x 7 = 28, ma una riga sopra (come si fa nella moltiplicazione in colonna, spostandosi a sinistra). Il problema è che nella seconda riga c'è da sommare 5 con 8, che dà riporto: ecco che nella seconda metterò un 3 (le unità del numero 13, vedi schema qui sotto a sinistra); nella terza riga sposto un pallino ad indicare il riporto (schema centrale); infine sommo il 2 nella terza riga: risultato di questa prima somma è 336.

PallMoltip 2

L'aggiunta del 35 alla terza e quarta riga non comporta problemi (non ci sono riporti):

PallMoltip 3

Seguono in sequenza tutti i passaggi mancanti:

PallMoltip 4

PallMoltip 5

PallMoltip 6

PallMoltip 7

PallMoltip 8

PallMoltip 9

Trascrivendo il risultato avremo due centinaia di migliaia, zero decine di migliaia, un migliaio, un centinaio, una decina e sei unità. In altre "parole": proprio
___
CCMCXVI      (201116)

Sistemi come questo erano gli unici possibili dovendo fare moltiplicazioni con i numeri romani. Ma ancora oggi ci sono persone che sono più veloci a fare moltiplicazioni sul pallottoliere che sulla calcolatrice: evidentemente è questione di abitudine!     

Il metodo di "Prostaferesi"

Il sistema del pallottoliere andava sicuramente bene per i mercanti e i cambiavalute, ma era davvero troppo complicato e dispersivo per gli scienziati. Dispersivo perché quando si moltiplicano numeri decimali, il numero delle cifre dopo la virgola aumenta a dismisura: per esempio, se devo moltiplicare due numeri con rispettivamente 4 e 5 cifre decimali, il risultato esatto ne comprende 9; gli scienziati come Keplero, che lavoravano non su numeri esatti ma su misure fatte "a occhio" del movimento dei pianeti del cielo, limitavano i loro calcoli a un numero ragionevole di decimali, quindi utilizzare sistemi in grado calcolarli tutti, ma proprio tutti questi decimali (come nel caso dell'abaco), era davvero uno spreco di tempo.

Nel XVI secolo gli astronomi sentirono più che mai il bisogno di poter eseguire calcoli più veloci, anche se in modo approssimato; e questo per vari motivi: da una parte i viaggi verso l'America, scoperta da poco, richiedevano rotte oceaniche molto più complesse da seguire rispetto al semplice cabotaggio lungo le coste, e la Marina chiedeva agli scienziati un modo sicuro (e possibilmente facile) di determinare il punto nave. Inoltre nel 1543 Niccolò Copernico pubblicò il celeberrimo libro "De revolutionibus orbium coelestium" in cui ipotizzava un sistema solare di tipo eliocentrico: alcuni scienziati (fra cui Keplero, leggi in seguito) si sentirono spinti a studiare nuovamente il cielo in modo da capirne il vero funzionamento.

Tutte queste cose richiedevano moltiplicazioni, e andava a finire che gli scienziati passavano il grosso del loro tempo a svolgere "semplici" moltiplicazioni! Ecco quindi la necessità di inventare nuovi metodi.

Il primo tentativo di semplificare le moltiplicazioni fu fatto mediante la trigonometria: verso il 1580 fu escogitato un sistema ingegnoso, detto di "prostaferesi", che consentiva di convertire una moltiplicazione in una serie di passaggi più semplici; il procedimento si basava su una formula trovata dal matematico tedesco Johann Werner:

cos( α ) x cos( β ) = ½ [ cos( α + β ) + cos( α - β ) ]

In questa formula vediamo comparire quattro volte la sigla "cos", che sta per "coseno". In questa sede non ci serve sapere esattamente di cosa si tratti: ci basta sapere che già dai tempi di Tolomeo erano state compilate tabelle in cui, per ogni angolo, erano calcolate, una volta per tutte, le varie funzioni trigonometriche fondamentali; bastava consultarle per convertire un angolo nel suo coseno oppure, dato un valore numerico, trovare l'angolo il cui coseno fosse proprio il valore numerico dato.

Osserviamo meglio la formula che ho riportato qui sopra: alla sinistra dell'uguale compare il prodotto delle funzioni coseno di due angoli α e β; a destra compare la somma fra le funzioni coseno della somma e della differenza degli stessi angoli. Ecco come veniva sfruttata questa formula per calcolare le moltiplicazioni:

Ammettiamo di voler calcolare 0,91852 x 0,96963 (il risultato esatto è 0,8906245476). Se dico che

cos( α ) = 0,91852
e
cos( β ) = 0,96963

la mia formula diventa:

0,91852 x 0,96963 = ½ [ cos( α + β ) + cos( α - β ) ]

Il segno di uguale mi dice che l'espressione alla sua sinistra (il prodotto che voglio calcolare) vale esattamente quanto l'espressione alla sua destra; ma per calcolare l'espressione di destra ho bisogno dei valori α e β: per ottenerli basta consultare le apposite tabelle (riproduco le immagini che seguono dal libro delle tabelle numeriche che usavo alle superiori)

coseno23 coseno14

Il valore di α è l'arco il cui coseno vale 0,91852. Cerco nella tabella a sinistra quale numero nella colonna del coseno si avvicina di più a questo valore, e trovo un angolo di 23° 17'. Analogamente faccio per β, il cui coseno vale 0,96963, quindi trovo l'angolo 14° 9'.

Ottenuti i valori degli angoli α e β posso calcolare la loro somma e differenza:

α + β = 23° 17' + 14°  9' = 37° 26'
α -  β = 23° 17' -  14°  9' =   9°  8'

Di questi nuovi valori mi servono i coseni, quindi consulto nuovamente le mie tabelle:

coseno37 coseno09

Ecco allora che

cos( α + β ) = cos( 23° 17' + 14°  9' ) = cos( 37° 26' ) = 0,79406
cos( α -  β ) = cos( 23° 17' -  14°  9' ) = cos( 09° 08' ) = 0,98732

La formula mi chiede di calcolare la media di questi due valori, ovvero la loro semisomma. Facciamo il calcolo:

0,91856 x 0,96966 = ½[ cos( α + β ) + cos( α - β ] = ½[ 0,79406 + 0,98732 ] = 0,89069.

Rispetto al valore vero, che è 0,8906245476, ottengo un errore pari circa a 0,000065: davvero un'ottima approssimazione!

Ricapitolando: dati due valori da moltiplicare, trovo gli angoli di cui sono coseno; sommo e sottraggo; trovo il coseno di questi due nuovi valori; calcolo la semisomma: questo è il prodotto cercato. Ovviamente il metodo si complica se i fattori sono maggiori di uno, nel qual caso occorre qualche passaggio in più; nonostante questo, gli astronomi del XVI secolo preferivano di gran lunga usare questo sistema piuttosto che calcolare le moltiplicazioni sulla carta o con l'abaco!     

I "Bastoncini di Nepero"

Il metodo di prostaferesi verrà presto sostituito dall'uso dei "logaritmi", di cui parlo qui. Lo stesso autore di questi ultimi, John Napier, inventò anche un ingegnosissimo sistema di calcolo, in gradi di fare, oltre che moltiplicazioni e divisioni, anche radici quadrate.

Si parte da due regoli di legno montati a 90° come mostro qui sotto:

Nepero02

e da una serie di bastoncini (qui ne mostro 9):

Nepero03

Ogni bastoncino è identificato da una cifra in alto, da 1 a 9. Di sotto ciascuno dei bastoncini ha nove caselle, che riportano il prodotto della cifra in alto con i numeri che vanno da 1 a 9; le cifre delle decine sono separate dalle cifre delle unità da una riga diagonale.

Per vedere come funziona il tutto, la cosa più veloce è fare un esempio pratico. Dovendo calcolare 845 x 6 (= 5070) basta disporre i bastoncini così:

NeperoA1

Ora va considerata la sola riga che ha il numero 6 sulla sinistra, e osservato il contenuto delle caselle di ciascun bastoncino partendo da destra.

Bastoncini Nepero 1b Bastoncini Nepero 1c

Nell'immagine di sinistra, la cifra evidenziata in giallo rappresenta le unità del prodotto 6 x 5 = 30, che sarà la cifra delle unità del calcolo finale. Nell'immagine di destra vediamo evidenziati la cifra delle decine dello stesso prodotto, assieme alla cifra delle unità del prodotto 6 x 4 = 24: la somma del 3 e del 4 dà 7, che è la cifra delle decine del prodotto finale.

Andiamo avanti:

Bastoncini Nepero 1d Bastoncini Nepero 1e

Ora bisogna sommare le cifre 2 e 8, che dà 10: la cifra delle centinaia del risultato è lo 0, ma devo ricordarmi che c'è da tenere conto di un riporto. Nell'immagine di destra è rimasto solo un 4: lo sommo al riporto che avevo in sospeso e ottengo la cifra delle migliaia del risultato. Totale calcolato: 5070.

Facciamo ora un esempio un po' più complesso: proviamo con 836 x 874523. Come vedremo, occorrerà trascrivere i passaggi intermedi; ma cominciamo disponendo i bastoncini:

NeperoB1

Ora procediamo a moltiplicare 874523 per la cifra delle unità di 836:

NeperoB4

Il risultato, si verifica facilmente, è 5247138. Poi è il turno della cifra 3:

NeperoB3

Risultato 2623569. Infine la cifra 8:

NeperoB2

Risultato 6996184. Adesso bisogna fare la somma (a mano):

    5247138 +
  2623569
6996184
----------------
731101228

che è il risultato esatto!     

Prossimo capitolo: Divisione